7 dicembre 2009
come direbbero negli states “we need to talk”. o meglio è lei che deve parlare a me e non viceversa. le mie braccia nude, ecco quello che mi piace adesso, starmene qua nella mia stanza a far crescere quello che deve crescere e bruciare quello che deve bruciare. ascolterò, peggio, leggerò la sua lunga, travagliata mail in cui mi spiegherà per filo e per segno le motivazione che l’hanno portata a. non è questo di cui ho bisogno, ma se arriveranno altri proiettili non sarò io a spostarmi. esiste un modo per descrivere serenamente una vetrata che va in frantumi, per parlare tranquillamente di un uragano che spazza via una città?
qualche tempo fa ho passato non so quante ore sdraiato sul parquet. non sentivo la stanza intorno a me, le pareti il letto gli armadi, non fissavo il soffitto. stavo lì e basta, senza che un solo pensiero si staccasse dal mio cervello inerte. guardavo lo sciame dei granelli di polvere danzarmi intorno, come stelle distanti anni luce, come se fossi sdraiato proprio in mezzo alla via lattea. è pieno di roba qui, roba di cui non so che farmene, roba che non puoi spartire nè condividere. ora che ho le braccia forti potrei impacchettare tutto e portarlo via con me, ma le gambe non rispondono, secche come quelle della vecchia che ho incontrato lungo una via di berlino il mese scorso. non so come facesse a stare in piedi.
l’unico gigante che vedo è la mia ombra contro il muro. non ce l’ho davvero con lei o coi miei, non ce l’ho con nessuno. sono io il problema, l’alunno… l’alunno peggiore, non quello demente ma quello pigro, quello a cui basterebbe tanto così per migliorare la sua pagella e invece studierà il giusto per non fare corsi di recupero e andare al mare, standosene al fresco sotto l’ombrellone, girando un film anche intorno a quello che non è successo, anzi soprattutto in quei casi. quello stupido ragazzo che guarda l’insegnante senza sentire quel che sta dicendo, vede alle sue spalle una cartina della terra ma per lui sono solo linee e colori. l’unica vera fuga che contempla è sancito dal suono della campanella. e a casa troverà il pranzo pronto su una tavola che non sparecchierà.
(mi dicono: racconta una storia, fai succedere cose! anche un racconto, una cosa breve. non so. ha ancora senso per me scrivere del trampolino e non del mare?)