Giugno 2013
82 post
c’è una mia poesiola che è stata preda di una legione di adolescenti: attraverso centinaia di reblog continua a rimbalzare da un angolo all’altro di tumblr con accanto citazioni di baricco. devo senz’altro aver sbagliato qualcosa.
mi ritrovo sul sedile posteriore con la ragazza americana. dalla volta scorsa non so che dirle e se posso preferisco evitarla perché il mio inglese sta scolorendo inesorabilmente. parlo in modo lento e un po’ macchinoso, con frasi che devono prendere il fiato due volte prima di arrivare al fondo. ma la evito anche perché intuisco un interesse nei miei confronti che non voglio fomentare in nessun modo.
anche stavolta intuisco i suoi occhi, calati come sempre dietro lenti scure, cercare insistentemente i miei. le rivolgo comunque la parola, riesco anche a scherzarci. un amico mi ha anche confidato che è “una bella scopata, sarà che è mezza asiatica” ma io intravedo una dolcezza diversa in questo corpo minuto che non dimostra affatto i suoi quarant’anni, in quello sguardo deciso ma che ogni volta sembra comunque chiedere qualcosa in cambio.
il concerto non è piaciuto a nessuno, lei mi parla di los angeles e di come suoni la batteria a orecchio, in modo primitivo, quasi senza pensarci. dopo un po’ io le dico che avevo un prozio a santa barbara, ma che è morto prima che potessi andarlo a trovare. aggiungo che la sua colazione la mattina consisteva in due uova, jack daniels e lucky strike senza filtro ma che è comunque arrivato dritto oltre gli ottant’anni.
il mio stomaco una volta sopravvissuto alla guerra in africa non ha avuto più paura di niente, mi diceva lo zio attilio (come lo chiamavamo noi in famiglia) mentre io armeggiavo con una fialetta di enterogermina. non si spiegava come a venticinque anni avessi ancora così poca barba. eravamo seduti uno di fronte all’altro e mi voltava il viso da una parte all’altra tenendomi per il mento, come se fossi ancora un bambino o un animale, e faceva un’espressione con la bocca dritta ma che diceva anche troppo di quel che gli passava per la testa.
poi abbracciava in vita Esperança, la portoricana che una volta era la sua donna delle pulizie e ora la sua donna e basta. mi piaceva perché sorrideva sempre e con tutta la faccia. una volta mentre ero immerso nella lettura di chissà che, si era avvicinata dondolando con uno dei suoi vestiti a fiori e mi aveva sussurrato “i know the girls like you”, ignorando che ai tempi non avevo avuto ancora una vera e propria ragazza.
la ragazza americana scende dalla macchina un po’ contrariata mentre s’incammina col mio amico. non vorrei farlo ma mi metto a pensare alla california, a un’altra ragazza, alla stanza in cui fra poco mi ritroverò a scrivere tutto questo.
succederà così: ne darò annuncio e poi chiuderò il tumblr. ce l’ho dal 2007 (a fasi alterne) e a 38 anni sento salire sempre più un imbarazzo che non ha niente a che fare col piacere di postare, esprimersi o conoscere della gente.
forse uscirà un libro o forse no. al momento non dipende da me.
mio malgrado invecchiando assomiglio sempre più a beavis di beavis & butt-head
finito il mio anno mille, attesa inutilmente l’apocalisse, mi guardo intorno.
bambina di quarta elementare si stacca del gruppo dei suoi compagni, si avvicina e mi chiede: “avete libri dove ci sono due che si baciano?”
ho delle macchinine in mano e vorrei che avessero delle ali per volare senza che io le debba per forza sollevare in aria, simulando il rombo del motore di un aereo. il corridoio ha il pavimento giallo e con la luce che proviene dalla grandi vetrate ancora di più. mi sembra di cammianre su una piastra di luce, anzi una pista d’atterraggio. gli altri bambini giocano più in là e non sembra esserci nessuno in giro. mi avvicino allora a una delle finestre e lancio nel cortile le macchinine il cui volo non riesco a seguire se non nei primi due metri, prima di scomparire del tutto dalla mia vista. nella mia testa stanno volando al di sopra del cortile interno, oltre i tetti, verso il vicino aeroporto. ci sono io dentro che le guido fra le nuvole e ho pure un gomito fuori dal finestrino e un enorme 01 sulla fiancata arancione, come quello del generale lee di hazard. è a quel punto che una suora compare alle mie spalle e mi dà sulla testa la scarpa che rapidissimamente si era levata.
fuori di qui mi sento più o meno saltuariamente con ginocchia, pantherain, hamsitara, lelocataire, eclipsed, abitatoli, diomede-a, tirannosaurocolcappello, bestiario, nurchtu, ragazzariana, cerchio e unoggetto. mi sono anche sentito con delia, vakk, assorte, sietetuttistronzi, abbisvnth e avanzynerd. altri non li cito perché sono amici/che che incidentalmente hanno un tumblr.
sabato notte prima di rientrare in casa mi sono tolto la camicia e l’ho infilata sulla maniglia esterna della porta d’ingresso. era l’unica parte leggera di me rimasta e volevo che fosse visibile. un ultimo riutale per propiziare l’arrivo dell’autunno.
ha funzionato. oggi ha piovuto tutto il giorno.
frase epica gridata ieri da tamarro in macchina a una mia amica particolarmente carina che stava uscendo dal mi ami
non so più come dirtelo che c’è bisogno di cose necessarie e impreviste.
agent provocateur… (ah ma non sei tu che hai fatto lol?)
none. posso però svelarvi che la ragazza di cui ho scritto spesso (poesie e post e pagine e pagine di diario) è http://th3t3nd3r.tumblr.com che però quando ho conosciuto non aveva un tumblr. lei è la mia musa però, è diverso. un giorno forse staremo davvero insieme ma non è così importante, basta che ci sia.