
i mostri se li metteva tutti in tasca. per farlo il coraggio non gli era mai mancato. sapeva dove andarli a cercare, che abitudini avevano, che sapore avevano le loro prede. una volta catturati infilava le mani in tasca e poi si faceva mordere tutte le dita finché con gli anni le cicatrici non diventavano veri e propri calli. mostrava con orgoglio le mani anche agli estranei, indicando con aria di sfida le tasche pulsanti. nessuno si era preso la briga di dirgli che l’abitudine può fare miracoli e che, avendo a disposizione un tempo sufficientemente lungo, convivere coi mostri diventa una cosa come un’altra. liberarsene, era quello il problema più grosso. il vero coraggio, insomma, sarebbe stato lasciarli andare via, i mostri, avrebbe detto quella voce che invece non ebbe mai la fortuna di ascoltare.
(via lazytigers)
sempre uguali e sempre perfetti, i cocteau twins. (un sacco di ricordi, poi). uno dei pochi gruppi degli anni ‘80 ad avere un suono - quel suono un po’ sintetico ma tutt’altro che plastificato - che nel loro caso non è diventato parodia di sè stesso. tanto da passare indenni, in un modo o nell’altro, anche negli anni ‘90. questo era il pop che usciva da una dream machine.
VIP observers are lit up by the light of an atomic bomb, Operation Greenhouse, Enewetak Atoll, 1951.
(via vintagephoto, intweetion, berenike)